Corruzione su Wikipedia? Accuse ai contributori, pagati per modificare le voci


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Tu paghi, io modifico. È bufera su Wikipedia, l’enciclopedia libera. Che libera non è.

La notizia, che sta rapidamente facendo il giro del web, vuole che due contributori siano stati pagati per modificare alcune voci. Tutto è nato dall’interno, in una discussione sviluppatasi proprio su Wikipedia e riguardante la sezione “Did You Know” di Wikipedia. Qui è stato chiamato in causa tale Roger Bamkin, un nome grosso quando si parla di Wikimedia Foundation UK. E non solo: sembra, infatti, che Bamkin abbia un ruolo attivo all’interno di altri progetti di pubbliche relazioni.

Le voci incriminate, su Wikipedia, riguarderebbero alcuni atleti australiani in tempo d’Olimpiadi, e poi GibralterPedia. Un cliente di Bamkin, per intenderci. In sostanza, sarebbe andata così: per un posizionamento vantaggioso all’interno dell’enciclopedia più famosa e visitata del web, è bastato del denaro. Tanto o poco, non importa. Qui crolla il modello dell’enciclopedia libera.

Un modello in cui Jimmy Wales, il fondatore di Wikipedia, sembra credere ancora. Nonostante la rabbia, trapelata dalle sue dichiarazioni sulla vicenda: “È assolutamente inappropriato per un membro direttivo, o per chiunque altro abbia un ruolo ufficiale in un’organizzazione non-profit associata a Wikipedia, pretendere un pagamento da parte di clienti, in cambio di un posizionamento sulla prima pagina di Wikipedia o altrove”, ha detto.

Un altro contributore di spicco, però, sarebbe al centro dello scandalo. Il suo nome è Maximillion Klein, anche lui uno di quelli che lavorano nella sede fisica dell’enciclopedia, Wikipedian In Residence. Klein è stato collegato, come riportato all’interno di CNET, al servizio di consulenza (dunque a pagamento) denominato untrikiwiki. E anche se Wales non ne sapeva nulla – “È disgustoso”, il suo commento – l’immagine dell’enciclopedia libera è infangata. Nonostante manchino regole che vietano tassativamente ai membri di Wikipedia un comportamento del genere.

Il punto è un altro: la chiamano “enciclopedia libera”. Dovrebbero smetterla.

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