Adblock scrive a Twitter: “collaboriamo sull’advertising”


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Adblock scrive a Twitter. E chiede di collaborare. La storia ha origine dai recenti dati contenuti nel Form S-1 e riguardanti Twitter. E riguardanti quanto costa, quanto spende, quanto rende la piattaforma. I numeri dicono che Costolo, CEO della società, dovrà puntare con maggiore decisione sull’advertising, fare gola agli inserzionisti e fare felici gli investitori. Funziona così, Zuckerberg lo sa bene.

Alla luce di un trend che sembra già disegnato, da Adblock si fanno vivi. Loro, quelli che volevano liberare il web dalla pubblicità, ora chiedono una collaborazione. Anche questa vicenda affonda le radici nel passato: venendo meno alla propria natura fondamentalista – il Web libero dall’advertising –, l’azienda aveva dichiarato, tempo fa, di voler ‘liberare’ dalla propria censura alcuni annunci ritenuti accettabili. Da qui la lettera a Twitter.

“La vostra offerta pubblicitaria è, in realtà, non lontana da ciò che noi riteniamo non fastidioso per l’esperienza dell’utente. Ma il fatto che Twitter possa puntare maggiormente sull’advertising, potrebbe spingere gli utenti a desiderare che la piattaforma torni ad essere com’era in precedenza. Quindi, perché non lavorare insieme? Siamo lieti di collaborare con voi per la creazione di una pubblicità accettabile, non invasiva. Proprio così: noi vogliamo fare pubblicità, ma vogliamo che venga fatta in maniera responsabile e aderendo alle nostre linee guida”.

Adblock si posizionerebbe, dunque, come il garante della buona pubblicità.

Molto difficilmente da Twitter decideranno di collaborare. Troppi gli interessi in ballo. Ma la lettera di Adblock fa notizia e mette l’azienda, creatrice del noto plugin, in una posizione nuova agli occhi del Web.

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