Se Apple fa la iBanca…


Provate a pensare al denaro che oggi Apple muove. Provate a pensare, ora, a quanti clienti Apple ha. Aggiungeteci, infine, la fiducia che il marchio fondato da Steve Jobs è in grado di infondere, con la sua solidità e le sue idee.

La traduzione è una: iBanca. Una banca di Apple. Una novità di enorme portata, in uno scenario fatto di crisi, sfiducia, paura. La notizia, quella dell’iBank, l’hanno ripresa in tanti, Milano Finanza compresa. Perché è suggestiva, ma non è tutta frutto di fantasia. È una proiezione ad opera di Toluna e Kae.

I numeri, se oggi Tim Cook presentasse il progetto della iBanca, sono impressionanti. Da subito, potrebbe contare su 40 milioni di clienti. Nessun istituto bancario, oggi, fa questi numeri. È una proiezione, ma fa impressione. Ammettetelo. Soprattutto perché Apple avrebbe: soldi, clienti, fiducia. Tre componenti che le banche di oggi vedono lontane. Lontanissime.

Al tempo stesso, una banca firmata Apple sembra una forzatura troppo grande. Fanno smartphone e computer. Perché dovrebbero fare anche una banca. Fanta-investimenti. O forse no.

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